Maitasun barne

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October 2011

Oct 31, 20114,665 notes
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#a softer world
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Oct 30, 201171 notes
Oct 30, 201136,238 notes

that awkward moment when spanish people can’t understand anything because you’re speaking in basque to your basque friend. and you’re italian.

Oct 30, 2011
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Oct 30, 2011
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Oct 29, 20113 notes
#rugby
http://en.wikipedia.org/wiki/Toilet_paper_orientation → en.wikipedia.org

LOL INTERNET

Oct 27, 20114 notes
Oct 27, 20111 note

hi I’m in Donostia, I’m already half drunk and this keyboard doesn’t even work. gora euskadi porcodio

Oct 26, 20112 notes

Last night in Milan, Italy for a while. Tomorrow I’ll move to Donostia-San Sebastián, Basque country, Spain.

Oct 25, 20116 notes
Oct 25, 20114 notes
This Must Be The Place (Naive Melody) - Talking Heads Talking Heads

sexmusic:

this must be the place [naive melody] // talking heads

download: amazon mp3 | itunes

Oct 25, 2011320 notes
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Oct 24, 2011
Oct 24, 2011957 notes
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Oct 24, 2011231 notes
Oct 24, 201165 notes
Ongi etorri

He llegado al punto donde tengo que hacer mi proyecto final de carrera. Pero, hacer proyecto en la uni italiana es algo de tan aburrido que ni lo imagináis. No es como en España que te vas en una empresa a hacer algo, aquí te cierran en casa o si tienes suerte en un laboratorio minúsculo a hacer algo de casi inútil, que pero el profesor puede utilizar luego en uno de sus trabajos para una cualquier empresa. A él lo pagan para hacer nada y tu a trabajar gratis.

Por esto me lo he pensado bien y me ha salido esta idea de irme a España a hacer mi proyecto. Envié unos CV a empresas cerca de Donostia, ya que hice el erasmus allí hasta que no encontré una empresa de Arrasate que me ha ofrecido un proyecto muy bueno y encima me pagan también. Primero me han dicho 500 euros al mes. Luego, después unos minuto que estaba ahí pensándomelo, me han dicho “ah no perdona, que tu eres del extranjero y tienes que pagarte piso también. Para ti son más, 840 al mes”.

Así que el miércoles me voy, de vuelta a Donostia para 6 meses y a trabajar en Arrasate. Etxera noa, ongi etorri Donostian! 

Oct 24, 20115 notes
#me #donostia #euskadi
Arrivederci

Sapete, io e l’università italiana non andiamo molto d’accordo. L’università italiana è quel posto dove è considerato buona cosa laurearsi in 7 anni con una media >27, mentre laurearsi in 5-6 anni con una media <27 vuol dire che sei scarso. L’università italiana è quel posto dove vai a fare l’esame e devi sapere 325412 formule a memoria, formule che per il resto della tua vita saprai semplicemente aprendo un libro. O guardando su wikipedia, per dire.
Nel resto del mondo civilizzato, anche solo limitandosi all’Europa occidentale, se uno passa gli esami vuol dire che è bravo, o quantomeno studia abbastanza. Poco importa il voto, è una fissazione tutta italiana. Dimmi poi che differenza ci dovrebbe essere tra un 28 e un 24, 4 miseri punti di merda su 30. Metti che quel giorno il professore aveva il cazzo girato perché laziomerda, oppure te hai fatto l’esame quando c’erano 4 domande stronzole e invece io all’appello dopo me ne sono trovate 2 stronzole e 2 che la madonna puttana e porco il dio.

Dopo una lunga esperienza di quasi un lustro speso lì dentro + uno speso sulle rive del Golfo di Biscaglia, il pensiero di dover affrontare una tesi mi ha depresso come non mai. Sai che entusiasmo fare come un mio caro amico che passa le giornate chiuso in uno stanzino a pigiare un bottone per far caricare delle batterie, aspetti 3 ore che si carichino misurando delle robe, ripigi il bottone per farle scaricare, aspetti altre 3 ore che si scarichino misurando delle robe. Che. Due. Coglioni. Vaffanculo.

Tesi che poi, per inciso, nel 90% dei casi sono le parti pallose se non addirittura tutte le parti di un qualche progetto/collaborazione del professore con qualche azienda. Lui si prende i soldi e non fa un cazzo. Te fai tutto il lavoro aggratis e ringrazi anche che ti ha fatto fare la tesi.

Così, da giovane intraprendente come ne esistono pochi, ho detto al mio compare “cià zio, scaviamoci dal cazzo”. Ho scritto il mio CV, con un bel font elegante (Arno Pro Semibold), una impaginazione che non facesse vomitare sangue dagli occhi, scritto in inglese naturalmente, cercato in giro sull’internets un po’ di contatti e spedito il tutto a una ventina di aziende in giro per il Paese Basco. Ché, dovete sapere, in Spagna funziona così: quando finisci gli esami te ne vai 6 mesi in una azienda a fare un progetto di ricerca che ti vale come tesi.

Della ventina di aziende due o tre hanno risposto, una ha vinto offrendomi un progetto sui generatori eolici. E soldi.
Così mercoledì prendo il mio aeroplanino e mi scavo dal cazzo, me ne vado in baschia a farmi i miei sei mesi di stage. Pagato.
Uh, sapete quanto? Questo lo dedico a tutti quelli che si fanno fottere accettando stage di merda non pagati per poi lamentarsi di quanto non sono pagati, ma invece di invitare gli offerenti a ficcarseli nel culo i loro stage di merda aggratis sono pronti ad uccidersi con altri centomille peones come loro per avere quello stage di merda non pagato. Mi pagano, il contributo mensile per studenti di ingegneria è 500 sneuri al mese. Dopo 5 minuti mi hanno richiamato e mi han detto “ah no scusa, ci siamo sbagliati. Voi siete stranieri quindi ve ne diamo di più, 840”.

Cari amici, cari italiani, anzi cari un cazzo visto che siete dei babbi di minchia, la soluzione non è stare incollati col culo nel vostro paesello di merda e al massimo in un’impeto di coraggio e vitalità trasferirsi a Milano per poi lamentarsi pure del freddo e di quanto non vi paghino nel vostro stage inutile di merda. La risposta è saper fare qualcosa che da qualche parte nel mondo apprezzano e non avere paura ad andarci in quella parte del mondo.
Cazzomene ammè, ho 25 anni e posso emigrare per un po’ (anche tanto) senza problemi, anzi lo faccio volentieri.

E per chi (come mio padre che ha rotto il cazzo due mesi dicendomi ma dove cazzo vuoi andare pensa a laurearti per poi) dice che ho/ho avuto fortuna a trovarmi questa opportunità, rispondo che fortuna un cazzo, le opportunità te le devi saper trovare. Non è fortuna sapere come funziona il sistema educativo spagnolo, avere l’idea di sfruttarlo, sapersi vendere bene e saper trovare i contatti, saper parlare perfettamente lo spagnolo con quella punta di basco che fa capire quanto ne sai, sapere come dove e quali documenti procurarsi e gestire il tutto tra te, l’azienda, la tua facoltà e il porcodio di career service del Politecnico della Merda.

Io emigro, voi rimanete pure qua a lamentarvi e dire che fortuna dall’alto delle vostre zero sbatte fatte.

Oct 24, 201118 notes
#me
Oct 24, 2011
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Oct 24, 201118,177 notes
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Oct 24, 20112 notes
#rugby
Colani e il design italiano

Intervista a Luigi Colani in occasione della sua esposizione alla Triennale Bovisa. (ho appena finito di trascriverla e tradurla)

Perché hai spostato la tua produzione a Milano?

Te lo dirò, siediti. Volevo restare in Cina ma la Cina al momento non è interessata al futuro, producono solo per l’oggi. Macchine enormi, orologi enormi, enormi chissà cosa. Quindi ci ho pensato e mi sono detto “sono europeo! e sono pieno di idee!”, ho deciso di tornare in Europa. C’erano solo tre paesi dove potevo andare: Germania, Francia e Italia. Chi ha vinto? Milano! C’è solo Milano nel mondo del design.

Quali sono i concetti alla base del bio-design?

Come vedi, il design della natura è vecchio di 200 milioni di anni, il nostro stupido design ha solo 80 anni. Devo aggiungere altro? La natura è molto meglio, prendi il 90% della capacità della natura e il 10% di design, mio o di designer italiani e semplicemente trasformalo in qualcosa di meraviglioso, qualcosa di stupendo. Possiamo imparare dalla natura per i prossimi 100 anni! Mamma mia!

Pensi che la mentalità italiana sia pronta per il bio-design?

Ti dirò una cosa: sono troppo impauriti al momento, sono tutti gnignignigni perché tutti dicono che l’Italia va male, ed è sbagliato. L’Italia sta solo aspettando una nuova esplosione. E io lavorerò con le grandi aziende, con un sacco di giovani designer, sarò professore qui al Politecnico e prenderemo degli studenti per lavorare con me in 100 campi differenti, dagli aeroplani alle scarpe, sculture, arredamento, biciclette, motociclette, automobili, tutto. Camion, hai visto i miei camion? Il 40% più economici, 40% solo con l’aerodinamica. L’aerodinamica è vecchia di 250.000 anni, guarda gli squali, i pesci sott’acqua, le forme idrodinamiche più sublimi. Ho fatto un aereoplano basandomi su questo, e volava, perfettamente! 

Ti dicevo ieri che nelle tua auto vedo le forme del corpo femminile..

Ti dico una cosa, l’aerodinamica è puro erotismo. Vedi, le auto sono disegnate da giovani che si piazzano davanti a un computer, col lavaggio del cervello, questo computer è così stupido.. 30 anni fa, potevi vedere in un kilometro di strada “questa è un’auto americana, un’auto italiana, un’auto tedesca, un’auto russa, un’auto francese”. Oggi? Qelle stupide robe sono tutte uguali. E anche la Ferrari, l’azienda più bella del mondo, è superata da un idiota in Giappone. Quindi dobbiamo fare qualcosa per le grandi aziende, come Maserati e Ferrari, e tutte le meravigliose aziende qui in giro. E tutti i meravigliosi artigiani, aspettando delle idee. 

Cosa ne pensi di quei designer di oggi che disegnano oggetti simili a quelli che hai disegnato tu 40 anni fa?

Nessun progresso. Le persone sono gnignignigni, sono pieni di paura. Non hanno il coraggio di andare avanti, dobbiamo pensare al domani, non a oggi pomeriggio. Fare i soldi oggi va bene, ma è sbagliato! Dobbiamo guardare al domani, e l’Italia è sempre stata lì davanti e il resto del mondo fermo qui. Dobbiamo ritornare lì di nuovo, l’Italia è tornata un po’ indietro e gli altri sono andati un po’ avanti, quindi sono quasi pari. E non è il caso, perché le menti per il design sono in questo paese. 

Spero che sia rapido..

Non sarà rapido, perché c’è troppa paura nel mondo. Anche in Italia. Al momento l’industria e tutti i capitalisti e la gente con i soldi e le industrie dietro di loro, sono riluttanti. Ieri sera, alla mia esposizione, ho parlato con 3 o 4 industriali, per disegnare delle cose per loro. Stanno iniziando a recepire il messaggio. E noi abbiamo, abbiamo i mezzi per quello che dobbiamo fare. Qui abbiamo gli artigiani, abbiamo la tecnologia, abbiamo l’arte, abbiamo la cultura, abbiamo la rivoluzione dell’umanizzazione delle cose belle. E dobbiamo andare avanti, con i designer italiani ed il design italiano. 

Oct 23, 20113 notes
#design #italian design #colani #milano
Oct 23, 201129 notes
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