July 2010
Oggi a Milano fa così freddo che per stare in casa mi son dovuto mettere la maglietta.
Tutto questo freddo mi ha ricordato la Svizzera.
Ed ora ti dico anche perché.
Perché in Isvizzera fa un freddo povco e quando sono dai miei dormo con il piumone.
Isvizzera che ricordiamo è uno stato, sia fisico che mentale, non troppo distante.
Tipo che da casa dei miei è lontano un collinetta e mezza di bosco, o calcolato in scala automobilistica, 5 minuti circa.
Per entrare nella Svizzera di solito si passa dalla frontiera tra Drezzo e Pedrinate, la maggior parte degli ingenui passa da Chiasso e si trova la finanza che gli fruga nelle mutande, chi la Svizzera la conosce invece passa dai valichi minori dove non c’è nessuno.
O almeno, ora non c’è nessuno, una volta era pieno di finanzieri e guardie di confine svizzere con le armi spianate e lo sguardo sospettoso pronto a studiare ogni singolo orifizio tuo e della tua auto.
Ora che l’era d’oro del contrabbando è terminata da anni e le sigarette le contrabbandano dall’albanegria, hanno smesso piano piano. Prima han fatto un accordo italosvizzero per cui alle dogane c’erano o solo i finanzieri o solo gli svizzeri, poi gli svizzeri si son resi conto che era più la merce che gli italiani portavano fuori che quella che portavano dentro, quindi conveniva lasciar fare e se ne sono andati.
Poi lo stato italiano si è ritrovato con sempre più pezze al culo e ha detto al corpo della Guardia di Finanza “non ci sono più soldi per pagarvi mentre state a vigilare i temibili invasori svizzeri, vi possiamo pagare solo per passare ogni tanto a dare un’occhiata e vedere se la Svizzera è ancora al suo posto.”, così anche i finanzieri sono scomparsi.
Ed ora si può passare tranquillamente da una parte all’altra portandosi dietro etti di cocaina, qualche negro, un paio di armi varie e valigette piene di contanti senza che nessuno stia lì a dirti qualcosa.
Certo, ci sono un sacco di altri passaggi più o meno conosciuti tra Italia e Svizzera. Per esempio ce n’è uno nel bosco dietro casa di mia zia, un giorno dei tizi sono andati da mia zia per dirle che nel bosco era caduto un albero sul sentiero e non si poteva più passare con la jeep. La zia ha garbatamente chiesto cosa importasse loro di passare con una jeep nel SUO pezzo di bosco, ancor più che quel sentiero finiva dritto nella rete di confine, al che i tizi hanno simulato l’imbarazzo con dei finti colpi di tosse e se ne sono andati dicendo che vabbè ci avrebbero pensato loro.
Un altra dogana sempre ad esempio è proprio in fondo alla Val Mulini (sempre tra Drezzo e Pedrinate, però in fondo alla valle invece che in cima), se chiedi a qualcuno che faceva il contrabbandiere negli anni ‘50 o ‘60 o ‘70 e forse fino agli ‘80 la conosce sicuramente, perché mentre quasi tutto il confine tra Italia e Svizzera è in mezzo ai monti altissimi su per il lago (quindi ogni notte gli spalloni dovevano caricarsi la bricola di sigarette, rampegare in mezzo ai monti, passare il confine senza farsi beccare e ridiscendere a valle dall’altra parte) questa propaggine di confine al sud è in mezzo ai prati piatti piattissimi che più piatti non si può.
Quindi molti contrabbandieri si trasferivano in questa valle e correvano felici nei prati lanciandosi di tutto da una parte all’altra della rete, tanto che la Val Mulini divenne nota come valle dell’oro.
Ma non divaghiamo sulla storia del contrabbando, qua si parla della Isvizzera.
La Svizzera, nel nostro caso, la si frequenta essenzialmente per i seguenti motivi: benza, cibo, piscina e ikea (ma solo perché l’ikea di lugano è ben più vicina e pacifica di quel girone dantesco dell’ikea di salcazzodove vicino milano).
Non siamo ancora abbastanza ricchi o abbastanza vescovi/cardinali/politici/mafiosi/ nazisti per andare a nascondere i frutti dei nostri loschi traffici nelle linde banche di Lugano, ci accontentiamo dei servigi minimi di cui sopra.
La benza perché costa meno, nonostante la mafiata della tessera sconto regionale, quindi passi il confine, fai dieci metri e ti fermi al distributore. Pieno e torni indietro, fine della gita all’estero.
Ma non avendo io un’auto ed odiando guidare auto e roba a motore in genere, è un quacosa che mi tange appena.
Il cibo beh, il cibo sì che interessa. La Isvizzera è piena di cibi gustosissimi, in genere di derivazione cruccaustriaca come i rösti o gli spätzli o i nüss-schnecken, che in italia non si trovano. Il mio preferito della preferitezza è il latte condensato, in Italia si trova raramente e sempre in barattolo, in Isvizzera te lo tirano dietro ed è in un tubetto, tipo maionese. Il latte condensato è tanto per iniziare buonerrimo eppoi è la cosa più simile allo sperma che esista, stesso colore, stessa consistenza, non credo stesso sapore altrimenti *inserire qui battuta sui pompini*
La piscina infine è un posto a forma di piscina di fianco all’acquedotto di Mendrisio. La piscina di Mendrisio è da sempre la meta preferita di grandi e piccini da sempre, dove sempre sta per da quando mi ricordo io, e durante quel sempre è rimasta sempre uguale identica. I 4 assi nella manica della Piscina Comunale di Mendrisio sono: 1- è all’aperto 2- ha il prato su cui ti accampi con degli alberelli sparsi a fare ombra 3- costa solo 9 franchi e soprattutto 4- non devi mettere la cuffia.
Il motivo per cui odio le piscine italiane e mai andrò in una piscina italiana è la storia della cuffia obbligatoria. Inculatevi voi e la vostra cuffia, io vado in Isvizzera dove mi lasciano libero di stare senza cuffia e se rischio di morire mi portano in ospedale e poi non mi curano perché non ho l’assicurazione sanitaria.
Per me ormai la Svizzera non è nemmeno più uno stato straniero, cioè non lo è mai stato visto che per andare a fare la spesa è più vicina la Migros o il Serfontana del Bennet o dell’Esselunga, quindi alla svizzera ci sono ormai abituato.
Quello a cui non sono abituato sono gli svizzeri, per me rimarrano sempre i vicini ritardati e con la sindrome ossessivo-compulsiva, che fanno le cose buffe tipo i thermos per le lattine di birra o le auto della polizia bianche e arancioni o i supermercati con le casse al centro o la moneta da mezzo franco più piccola di quella da 10 centesimi o il romancio come lingua ufficiale o il loro accento contadino da aldo-giovanni-giacomo in versione Gli Svizzeri (perché parlano davvero così, con questa graziosa e delicata pronuncia bassaticinese da spalatori di letame).
D’altronde gli svizzeri sono ottimamente rappresentati dalla loro bandiera: quadrata e con una croce perfettamente simmetrica al centro. Così puoi girarla da qualsiasi lato e da qualsiasi faccia ed è sempre uguale, perfetto esempio del pragmatismo elvetico.
Here’s a list of 10 conservative anti-gay activists who turned out to be gay themselves.
Dopo che mi hai abbandonato a tradimento ieri sera, ero lì indeciso sul da farsi e con mezzo occhio sempre all’erta per individuare ed uccidere senza pietà qualsiasi zanzara esistente quando ho iniziato a pensare al cibo.
il pensare al cibo è un complesso processo interiore di mediazione tra quanta fame si ha, quanta sbatta di cucinare, quanto tempo si è disposti ad aspettare, un rapido elenco delle risorse disponibili e dei modi di unire il tutto. noi ingegneri che abbiamo passato l’esame di ricerca operativa B lo chiamiamo massimizzare il risultato (per questioni di apparenza e per colpa di generazione di cialtroni del cazzo detti anche laureati in scienze della comunicazione, si dice che quello da massimizzare è il risultato mentre in caso di minimizzazione è il problema).
nel mentre elaboravo la soluzione e tentavo di sterminare più zanzare possibile, mi son messo a guardare the departed, soddisfatto anche dell’agilità con cui ogni 72 minuti riuscivo ad aggirare le misure naziste restrittive di megavideo.
alla fine dei 151 minuti (lo dice imdb che sono 151, non so se contano anche i titoli di coda) di matt demon che fa lo stronzo ho avuto LA idea.
ho preso del pollo, sotto forma di petto di pollo, e l’ho accuratamente tagliato a pezzi grandi il giusto. poi ho preso due carote, le ho pelate lavate e tagliate a pezzi lunghi e spessi il giusto.
poi ho preso mezza cipolla e anche questa l’ho tagliata a pezzetti grandi un po’ meno del giusto, ma almeno così poi non si sentono troppo.
poi mi sono ricordato di non avere burro.
e che nemmeno avevo voglia di aspettare ore usando una pentola.
niente fricassea quindi, trovare una soluzione e in fretta grazie.
niente panico, ho preso una padella bella grande e alta, messo un filo giusto in filo di olio e buttato dentro cipolla e carota a cosarsi per bene. il giusto diciamo.
poi al momento giusto ho versato una ingente quantità di farina, abbastanza da far riassorbire l’olio e impastrugnare un poco i pezzi di cipolla e carota.
rapidamente e senza dubitare di ciò che facevo ho buttato in padella i pezzi di pollo, salato e impepato il giusto e aggiunto una giusta quantità d’acqua.
poi soddisfatto sono rimasto ad ammirare la cottura, fino a quando le carote non sono diventate morbide il giusto e si è creato un sughetto denso il giusto.
nel frattempo ne ho approfittato per cuocere del riso e per preparare in una ciotola un rosso d’uovo sbattuto un minimo con il succo di mezzo limone.
quando il pollo era pronto ho aggiunto il rosso d’uovo col limone (come si fa nella fricassea normale), mischiato per bene e servito in tavola a me stesso insieme al riso.
riso che ricordiamolo, è cosa buona e giusta, soprattutto in presenza di cibi sugosi, perché completa con giustezza il piatto. e chi dice che non è vero lo condannerei a mangiare senza poter usare il pane per il resto della loro vita.
il segreto alla fine sta tutto nel sapere quanto è “il giusto”.
esco da una stroria di tre anni con un typo
(235): I just don’t get it. Video games don’t suck his dick.
(419): You were pissed we didn’t change the movie to Eurotrip so you kept singing “Scotty Doesn’t Know” over and over until you passed out.
you are my hero
(647): all nice guys are gay and all hot ones are assholes
(905): You’re fat. Stop making excuses.
cicciowned